Supponiamo che tu sia in Sicilia e che tu stia ascoltando la spiegazione di una guida turistica: a fine ascolto, sono quasi certa che avrai fatto confusione tra le innumerevoli dominazioni e influenze culturali che si sono susseguite nell’isola. Sicuramente avrai sentito nominare Arabi, Bizantini, Normanni, Aragonesi, Greci, Fenici… e avrai capito che l’edificio alla tua destra è di influenza romanica, la chiesa alla tua sinistra è bizantina, il quartiere in cui ti trovavi un’ora fa era arabo e i reperti che hai fotografato tre giorni fa erano greci.

No, non sei impazzito. Semplicemente ti trovi in una delle terre più conquistate al mondo. Lo studi sui libri di scuola,  senti parlare in televisione di questa Sicilia che è stata  “casa” per mille popolazioni diverse, ma finché non la visiti e non ne attraversi le strade e non ne respiri l’aria, non saprai mai nulla delle sue vere radici.

Sembra un paradosso, ma a dire la verità, di siciliano in Sicilia c’è poco. Dall’architettura al cibo è tutto un lunghissimo viaggio per il Mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia e poi su fino alla Norvegia. Alla scoperta di mosaici, spezie, musica, anfiteatri, colori, templi ecc.

Il turista  straniero riesce a distinguere con  maggiore destrezza le differenze che esistono all’interno ad esempio di un’unica realtà culinaria, nella disposizione urbanistica di certi borghi   o  nello stile di una tecnica pittorica. Gran parte di noi siciliani, invece,  ha perso l’abitudine all’attenzione, la curiosità per la storia, dando a ciò che vede e al luogo in cui vive una maschera di normalità,  ammortizzando quindi lo straordinario.

È  importante, invece,  promettere a se stessi di continuare a meravigliarsi, per una ceramica di Caltagirone, un mosaico del Duomo di Cefalù, una tragedia greca messa in scena a Siracusa, un tempio di Segesta, per la cattedrale di Palermo, per il castello di Erice, per le vie di Ibla, per il teatro antico di Taormina.

La nostra popolarità a livello mondiale, nel significato più bello del termine, è frutto anche di tutte quelle sfaccettature della nostra personalità, del nostro modo di vivere e di vedere le cose, che derivano da popoli che  sono sbarcati qui, sulle nostre rive e che hanno lasciato in eredità la loro ricca  conoscenza.

L’arte di esprimersi a gesti, la gestualità, ad esempio, che tutto il mondo osserva con un misto di divertimento e stupore, dicono che potrebbe perfino essere greca.

Prova ad andare a Mazara del Vallo, dove la cultura araba coesiste con quella cristiana. Dove a due passi dalla Cattedrale trovi la Kasbah, l’antica città araba, fatta di viuzze che si intersecano l’una con l’altra, ceramiche coloratissime, portoni azzurri, vetri decorati. Passeggi, ti perdi e non ti sembra di stare in Sicilia, incontri figure femminili che nascondendosi il viso con il velo sfuggono anche al più timido dei tuoi sguardi, incontri giovani ragazzi arabi che negli occhi hanno l’infinito, vedi il fumo dei narghilè  salire fitto dai garage su nel cielo  e senti il silenzioso mormorio degli anziani nelle loro case. Questa è solo una minuscola parte di quello che è realmente la Kasbah. Questa è solo una piccolissima parte di ciò che è la Sicilia.

E queste sono alcune delle mie foto.

Modella: Eleonora Meo

English below the photos

Let’s suppose you are in Sicily and that you are listening to the explanation of a tourist guide: in the end of the listening, I’m almost certain that you have confused the countless dominations and cultural influences that have followed here in the island. Surely you have heard of naming Arabs, Byzantines, Normans, Aragones, Greeks, Phoenicians … and you have realized that the building on your right is of Romanesque influence, the church on your left is Byzantine, the neighborhood where you were an hour ago Arabic and the archeological finds you photographed three days ago were Greeks.

No, you didn’t go crazy. You simply are in one of the most conquered lands in the world. You’ve studied on school books, you hear about this Sicily in television, a land that has been “home” for a thousand of different populations, but as long as you don’t visit it and walk through its streets and don’t breathe the air in it, you will never know anything about its real root.

It may seems like a paradox, but to tell the truth, there is little Sicilian in Sicily. From architecture to food is a long journey to the Mediterranean, from Spain to Greece and then up to Norway. Discovering mosaics, spices, music, amphitheatres, colors, temples, and so on.

Foreign tourists can distinguish with greater dexterity the differences that exist within, for example, a single culinary reality, the urban layout of certain villages or the style of a pictorial technique. Most of us Sicilian, however, have lost their habit for attention, curiosity for history, giving what they see and the place where they live a normal mask, thus dampening the extraordinary.

It is important, however, promise to continue to surprise ourselves, for a ceramic from Caltagirone, a mosaic of the Cathedral of Cefalù, a Greek tragedy showed in Syracuse, a temple of Segesta, the cathedral of Palermo, for the castle of Erice, in the streets of Ibla, for the ancient theater of Taormina.

Our world-wide popularity, in the most beautiful meaning of the term, is also the result of all the shades of our personality, our way of life and seeing things, that come from peoples who have landed here on our shores and who have left their rich knowledge in our heritage. The art of expressing with gestures, gestualità, for example, that the whole world looks with a mix of fun and amazement, they say it might even be Greek.

Try to go to Mazara del Vallo, where Arabic culture coexists with the Christian one. A few steps from the cathedral, you find the Kasbah, the ancient Arab city, made of narrow lanes that intersect with each other, colorful ceramics, blue doors, colored glasses. Walk and lose yourself and you don’t feel like staying in Sicily. Meet female figures hiding their face with the veil escaping even the most shy of your looks, meet young Arab boys who have the infinity in their eyes, you can see the smoke of the hookah   that  hangs up in the sky   from the garage   and you can hear the silent murmur of the old men in their homes. This is just a tiny part of what Kasbah really is. This is just a small part of what Sicily is. And these are some of my photos.

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2 thoughts on “Shooting alla Kasbah – Mazara del Vallo”

  1. Sicilia: terra meravigliosa, culla di civiltà e culture millenarie, terra di passione e di amore e tu, cara Antonia, hai immortalato i colori di questa magica atmosfera con il sentimento che solo tu per me hai. ❤️

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